Sul palco
Home / Rewind Story / Bloody Roots, l’autobiografia di Max Cavalera (Joel McIver, Max Cavalera)

Bloody Roots, l’autobiografia di Max Cavalera (Joel McIver, Max Cavalera)

Share Button

Cavalera-FILEminimizerParlare di Max Cavalera per me, equivale a parlare di un fratello maggiore. La differenza sostanziale è il rammarico di non averlo mai potuto incontrare di persona se non a una distanza notevole dal palco. Ma tra i miei 14-25 anni è stato un guru, rappresentava la mia rabbia giovanile e il desiderio di ribellione contro questo mondo che ha scale di valori per fortuna non da tutti condivise. Inoltre, era il terzo mondo che ce la faceva, altro che sogno americano, qua dei ragazzi di Belo Horizonte (città sicuramente enorme del Brasile ma meno famosa di Rio de Janeiro o San Paolo) diventavano Rock Star, era più che un incentivo ad andare avanti con la musica per migliaia di Band con lo stesso sogno. L’autobiografia edita dalla Tsunami Edizioni scritta con l’aiuto dell’ormai onnipresente Joel Mciver scava nei ricordi del protagonista dagli esordi fino all’uscita di Savages (2013), all’appello mancano Archangel appena uscito e marchiato Soulfly e Pandemonium dei Cavalera Conspiracy.

Inutile dire che per il Numetal Cavalera abbia scritto una pagina importante a mio avviso anche prima di Roots, parlo di Chaos A.D. un album che ha aperto il metal a nuove sonorità e ha spostato l’attenzione dalla velocità al Groove. Il libro consta di 240 pagine che volano tra le mani. Dopo la gustosa prefazione del mito Dave Grohl si inizia parlando della gioventù di un ragazzo che viveva una vita agiata che improvvisamente precipita per la sua famiglia con la perdita del padre Graziano. Ci sono i contributi di innumerevoli ospiti oltre ai familiari Gloria Cavalera la moglie nonchè manager del nostro, il famoso fratello Igor, il figlio Zyon i vari figliastri ma sopratutto musicisti di spicco quali Mike Patton, Dave Grohl, Dave Eleffsson, Marc Rizzo, Logan Mader, Roy Mayorga ecc. Il libro è diviso in capitoli che sintetizzano le varie fasi della carriera di un musicista al momento ancora molto attiva. Gli esordi con I Sepultura, la ricerca di tutti i componenti e le varie rotture con i singoli membri ma anche alcuni aneddoti che renderanno Belo Horizonte più vicino a casa vostra. Vi è mai capitato di assistere a qualche rissa in un concerto Underground? L’arrivo di un contratto con la Roadrunner, le prime registrazioni degne di questo nome con Scott Burns, i primi tour, l’esplosione con Chaos A.d. e il definitivo Roots.

La parte divertente sono gli aneddoti, il libro è scritto in prima persona ed è molto colloquiale dal punto di vista del linguaggio. Avreste mai pensato che Lemmy Kilmister abbia rovesciato una bottiglia di rum in testa a Max dopo esser stato molestato verbalmente ? O che il nostro abbia vomitato sui pantaloni dell’icona Eddie Vedder sul tourbus dei Ministry? Sembrano storielle da Novella 2000, ma colorano la bio di episodi significativi per la storia di una band. Un capitolo spiega la separazione con i Sepultura, evento che ha lasciato sgomenti i fans di tutto il mondo. Di questo non voglio anticipare nulla, è il caso di acquistarlo se siete dei Die Hard fans. Poi si parla della nascita dei Soulfly degli arresti sfiorati e delle varie dipendenze del nostro amato, dalle perdite dei propri cari: il padre Graziano, il figliastro assassinato Dana Wells, e il nipote Moses.

Unica pecca avrei approfondito la parte relativa ai testi della band, la parte etnica che è stata superata dal nostro per ritornare nelle sonorità dalle quali è partito in una sorta di progetto in divenire sempre più pesante, parlo dei Soulfly. Francamente adoravo il lato sperimentale dei Soulfly, mi faceva pensare che il metal si può fondere con tutto forse, un genere che per una volta poteva essere non conservatore ma progressista. Si parla anche di possibilità di reunion con i Sepultura, della quale non anticipo nulla, ma solo una personale considerazione: è un evento che non scarterei in un prossimo futuro.

In fondo potrebbero partire in tour Soulfly e Sepultura e dedicare il finale a una jam con i cavalli di battaglia della band, potrebbero stare tranquillamente tutti sul palco con tre chitarre che accrescono il groove, alcuni potrebbero dedicarsi alle percussioni e ai cori, ma forse questo è solo un sogno che coltivo dalla fine del 1996 e voi cosa ne pensate?

Per richiedere la vostra copia www.tsunamiedizioni.com

B.L.H.O.

Share Button
Scroll To Top

Get Widget