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Remorse: recensione di “Buone Nuove Dal Male”

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coverBAND: Remorse

ALBUM: Buone Nuove Dal Male (Hot Steel Records)

ANNO: 2014

DOVE LI TROVI: facebook,sito ufficiale.

Pur non conoscendo appieno la storia di questo terzetto originario di Peseggia, bastano i primi attimi di “Buone Nuove dal Male” per intuire che la band è già da tanto tempo insieme per creare musica. Precisamente la band esiste da ben vent’anni, e da allora non ha mai smesso di esistere. Le derivazioni punk/hc che contraddistinguevano i tempi ormai andati sono svanite, lasciando spazio ad un rock leggermente alternativo e cupo che si respira sin dall’arpeggio iniziale di “Alcolego”: testi più elevati e musica più matura spianano già la strada su quello che è il nuovo percorso iniziato dalla band. Segue “Bianca”, che spicca principalmente per la melodia del ritornello. “Evasore Sociale” ha una bella andatura trascinante, con la voce che tende a prendere forse un po’ troppo da quelle di Eddie Vedder e di Piero Pelù… Ne “Il Velo Nero sulle Scarpe” assistiamo al momento più forte rispetto a quanto finora sentito, senza tuttavia rimanerne colpiti in maniera considerevole. Passiamo a “Il Vento Lieve d’Ottone”, nella quale si raggiunge un buon equilibrio tra le parti strumentale e vocale, affinità percepibile in ogni dinamica del pezzo. Ottimo il lavoro della linea ritmica (basso e batteria)a supporto di una chitarra sempre crescente. Probabilmente il pezzo migliore dell’intero album. Si prosegue con “La Verità Inferiore” , nel quale l’influenza dei Litfiba è innegabile. Il bridge musicale nella seconda parte della track purtroppo ne rallenta l’andatura iniziale. “L’Addestramento” è un pezzo prevalentemente melodico che scivola via rapidamente. La nota positiva è rappresentata dal testo ricco di lirismo. In “Presente” lo strumentale fa da tappeto alla parte vocale, in una ballad leggera, arricchita da parti di tastiera simili a synth. Con “Schermo LCD” l’album riprende una sterzata più rock, persasi nei due pezzi precedenti. L’assolo di chitarra è emozionale e porta alla mente quello che un tempo questa band è stata. “Stato Almeno Etico” ha solo qualche momento un po’ più alto, come ad esempio nei ritornelli e nella digressione di chitarra presente nella seconda parte del pezzo. “Un’Epoca Solo Umida” chiude senza infamia né lode questo album, diciamo così, di “conversione”, in quanto appare innegabile che la band abbia abbandonato le proprie radici… Facendo un raffronto con quello che fu, si può notare ad esempio come la voce faccia fatica ad adeguarsi alla nuova veste musicale, essendo a mio avviso molto più consona e convincente nella vita precedente della band. L’eccessiva ricerca di melodie auliche (ed in italiano tra l’altro) fa perdere di precisione quando si è abituati a cantare urlando (e il cantante lo faceva davvero bene!) . Questa però non vuole essere una critica fine a sé stessa, bensì uno sprone per il futuro, misto ad un “in bocca al lupo” per i lavori venturi: se questa è la strada che avete scelto, percorretela senza indugi, le migliorie arriveranno presto!!

Fabrizio “TIF” Di Gioia

 

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