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Tales from the underground: Skeleton Key

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Ci sono band immense che per una storia o per un’altra non se le caga nessuno. E per nessuno intendo il grande pubblico, perchè hanno una nicchia di fan inossidabili che li fanno sopravvivere ai decenni. E’ il caso degli Skeleton Key di Erik Sanko, poliedrico artista e noto bassista Jazzista della scena Newyorkese tra le band di spicco nelle quale ha militato come turnista: The lounge Lizard, John Cale, Yoko Ono ecc ecc.

La sua creatura nasce nel 1995 e dopo aver rilasciato il singolo Human Pin Cushion nello stesso anno per Dedicated Records, tornano l’anno successivo con un Ep omonimo dal titolo appunto The Skeleton Key edito da Motel Records. Di questo la rivista Rolling Stones ne parlerà evidenziando come la cultura Pop e quella colta possono coesistere nello stesso posto.

Gran parte dei brani uscirà nel 1997 nel loro debutto su full lenght edito da Capitol Records e dal titolo Fantastic Spikes through Balloon, che riceverà una nomination al Grammy per il miglior packaging per un disco opera di Stefan Sagmeister. (Il booklet risulta forellato e crea dei simpatici effetti ottici). La band uscirà in tour in Europa e USA di spalla a band quali The Melvins, The Jesus Lizard, Primus solo per citarne alcune.

Il disco è scanzonato e apparentemente Pop alternative, in realtà la sezione ritmica mastodontica è sostenuta da un percussionista che suona qualsiasi oggetto metallico e no che risulti disturbante, microfoni giocattolo e veri e propri giocattoli, utilizzati per arrangiare, muri di chitarre distorte macina riff ipnotizzano durante tutto il full lenght. Non c’è spazio per virtuosismi il virtuosismo è dato da arrangiamenti geniali.

Alla fine del tour Chris Maxwell e Rick Lee lasciano la band ad un futuro incerto per la sopravvivenza. Per la serie treni lasciati scappare via.

Segnali di vita arrivano nel 2001 con l’uscita in formazione nuova di zecca (a parte Sanko) con l’Ep an Elipse che anticiperà di qualche mese l’uscita di Obtainum capolavoro della band uscito per Ipecac Recording ( si quella del generale Patton Faith No more, Mr.Bungle, Tomahawk ecc ecc.) Il suono si fa cupo e introspettivo, solide basi funk si fondono in riff ipnotici, si tirano in ballo tantissime influenze, e una padronanza dello strumento compositivo che da autorevolezza al lavoro. La voce di Sanko può risultare incerta all’ascoltatore meno attento, sempre al limite tra insinuare melodie disturbanti e salmodiare ritmicamente. In realtà il nostro risulta completamente padrone dello strumento vocale in tutte le sue sfaccettature, oltre a martellare con riff al basso devastanti.

Nel 2005 si rifanno vivi con The Lyon’s Quintet Ep edito da Do tell records anticipatore 5 anni dopo dell’ultimissimo Gravity is the Enemy, uscito dopo un progetto di Crowfounding e costato 9000$ edito dalla tedesca Arctic Rodeo records che ha anche ristampato Obtainum. L’ultimo lavoro strizza l’occhio ai Tool di Aenima richiamati sopratutto per le sonorità distorte che caratterizzarono quell’album. Ma come sempre c’è grandissima personalità e padronanza della materia musicale.

Erik Sanko è un artista a tutto tondo, realizza marionette per opere teatrali, e scolpisce musiche sognanti e disturbanti, la colonna sonora di un Teatro dell’assurdo che lo pone tra le avanguardie musicali che per nostra fortuna non si prendono mai troppo sul serio, a partire da tutte le copertine della band vere e proprie opere d’arte moderna.

Per ultimare questo excursus vi dico che sono riuscito a contattarlo sul web e mi ha consigliato di rimanere sintonizzato perché arriverà un tour di supporto a Gravity is The Enemy  in Estate 2016. E chi se li perde!

B.L.H.O.

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